da www.carrozzeria.it

18/07/2013 | Secondo il presidente dell’ACI la Rc auto è un onere che incide fortemente sul bilancio familiare. Anche per l’Anfia sono troppe le spese che gravano sull’auto. Ma dal settore automotive arriva ben il 17% delle entrate fiscali dello Stato

L’ RC Auto è troppo cara. A sostenerlo è il presidente dell’ACI Sticchi Damiani, che ha chiesto al Governo iniziative che abbiamo come risultato tangibile un abbassamento del 20-30% della spesa per l’assicurazione. Secondo il rapporto ACI-CENSIS, la spesa media per automobilista si avvicini ai 740 euro.
“Si tratta di un onere che in tempo di crisi incide fortemente sul bilancio familiare – dichiara Sticchi Damiani – tanto da provocare un pericoloso aumento delle auto che circolano sprovviste di assicurazione, arrivate a superare i 3 milioni di unità secondo un’attendibile valutazione. Se a questo si aggiungono la piaga endemico delle frodi assicurative e gli alti costi dei risarcimenti per i danni fisici, abbiamo un quadro completo di quanto da anni avviene in Italia rispetto a Paesi come Germania e Francia, dove regole diverse e minori costi permettono agli automobilisti di pagare molto meno”.
Il presidente dell’ACI suggerisce di modificare il periodo entro il quale va chiesto il risarcimento per i danni derivanti da incidente stradale: attualmente è di 2 anni e ciò costituisce “un comodo incentivo per comportamenti fraudolenti”. La proposta dell’ACI prevede inoltre l’approvazione della tabella unica nazionale per i danni fisici dal 9 al 100 per cento e una nuova disciplina del danno morale ai superstiti, uniformandolo a quello riconosciuto negli altri Paesi europei.

Non sarà facile tuttavia ridurre i costi delle assicurazioni, ma anche di benzina, bolli e imposte. Dal settore automotive deriva infatti ben il 17% delle entrate fiscali dello Stato, ovvero 73 miliardi di euro. Un valore in continua crescita, come emerge da uno studio dell’Anfia, e che fra carburanti, Iva, pedaggi autostradali, incassi delle multe, premi assicurativi e imposte provinciali e bollo rende l’Automotive il “primo contribuente italiano”.
Per il presidente Roberto Vavassori «la fiscalità automotive ha contribuito per un punto percentuale in più in soli quattro anni e la sua incidenza sul Pil continua a essere la più elevata fra i principali paesi europei: 4,4% contro una media di 3,3». Fra le varie voci sono i carburanti a incidere più di tutti: 37,37 miliardi di euro soltanto l’anno scorso, quando la pressione fiscale su benzina e diesel è aumentata moltissimo